DK 11x08 - Altre notizie
Di ritorno da Pordenone, altre buone notizie.
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Rieccomi. Monaco-Pordenone-Monaco in 36 ore magari la prossima volta anche no, ma è stato grandioso. Parlare a 400 e passa studenti fa tornare la speranza nell’umanità perfino a me.
Complimenti al LUG di Pordenone per l’organizzazione impressionante, e ai ragazzi per il pieno di energia. Ce n’era bisogno.
Dopodiché uno rientra la domenica notte e il lunedì mattina Lula si è bevuto il pupazzo di Trump in Brasile nonostante sia stato strafinanziato e nonostante Meta e X abbiano fatto di tutto e di più per pilotare il risultato su Bolsonaro.
E in Serbia la mobilitazione degli studenti ha defenestrato Vućić.
E gli studenti francesi sono ancora in piazza e Macron si sta dimostrando un nulla umano.
E gli studenti italiani sono in piazza pure loro e i paladini della sicurezza nostrani si rivelano per i peracottari che sono. A parte la gestione criminale dell’ordine pubblico, non ricordo quale mentecatto del governo abbia ventilato paracadutisti nelle strade e poteri di polizia giudiziaria ai militari, con tanti talenti eccelsi uno si confonde.
Poi oggi votano in Israele e ci sono discrete probabilità che Netanyahu venga pure lui buttato a calci nella discarica della storia cui appartiene.
C’è di che essere ottimisti? Forse. Se Trump perdesse e tutto il cucuzzaro di tecnofascisti al seguito finisse impeciato e impiumato dietro le sbarre ci sarebbe da scendere in piazza a ballare, ma non succederà.
Non credo che Trump perderà di molto, e se anche dovesse succedere, le sue idee hanno ancora dietro di sé abbastanza soldi e abbastanza americani da ribaltare il tavolo, annullare le elezioni e prendersi il potere. E un Trump perdente potrebbe perfino fare da capo espiatorio e venire deposto a favore di JD Vance, il pupazzo di Peter Thiel il che significherebbe che tutto deve ancora andare peggio prima di andare meglio.
Ma non mettiamo limiti alla Provvidenza, vedremo presto come va a finire. Di sicuro, però, la Von Der Leyen e la sua Commissione di cialtroni stanno sentendo la terra che trema. Vedremo.
Siccome viviamo in tempi disperati ma non seri, Anthropic ha finalmente presentato il prospetto per la propria quotazione in Borsa fra qualche settimana. Un’azienda che ha avuto 23 miliardi di utili nel 26, ma 80 miliardi di perdite, che è giò indebitata per oltre 400 miliardi nei prossimi tre anni, e che da quando esiste ha avuto in attivo soltanto l’ultimo semestre grazie a un po’ di alchimie contabili. E la quotano in Borsa. Si dice che nasca uno stupido al giorno, quindi c’è perfino modo che il lancio vada bene.
Forse. Perché il Chief Economist di Apollo, ha scritto questo:
Nonostante i massicci investimenti e l'ampia pubblicità intorno all'intelligenza artificiale, la tecnologia non ha generato alcun ritorno economico per le aziende americane al di fuori del settore tecnologico.
“Alcun ritorno economico” vuole dire che tutti i CEO che sono andati sui media a blaterare che con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” risparmiavano di qua e di là e aumentavano la produttività… i loro bilanci dicono esattamente l’opposto.
Ma non si è fermato lì, sentite:
L'intelligenza artificiale non comprende l'importanza della responsabilità, della fiducia, della cultura, delle regole non scritte, degli scambi etici o dell'equità, tutti fattori che influenzano il rischio reputazionale e, in ultima analisi, la crescita dei ricavi e i margini di profitto.
In breve, la storia dell'IA si deciderà nel S&P 493, non nel Mag 7, e per ora non ci sono prove che la crescita dei ricavi o dei margini stia migliorando al di fuori del settore tecnologico.
Ed è già stato carino a sorvolare sul fatto che pure nel settore tecnologico la sola azienda a registrare profitti con la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” è stata NVIDIA.
Per i non addetti ai lavori S&P 493 sarebbero le 500 aziende maggiormente quotate meno le “Magnifiche 7” Apple, Microsoft, Nvidia, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla, che da sole valgono il 35% della capitalizzazione delle prime 500 aziende.
Questo signore, che di mestiere consiglia gli investitori ci sta dicendo che il futuro della IA lo decidono le aziende per le quali in quattro anni di propaganda incessante la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” che doveva far impallidire la rivoluzione industriale non ha portato in cassa nemmeno un dollaro.
Non so, forse voi ci vedete un invito a investire nella quotazione di Anthropic, perché io no.
Un’altra cosa carina di Pordenone è stata l’uscita del mio “Cinquant’anni dopo”, il libricino sul Weizenbaum, che potete scaricare gratis e senza registrazione direttamente da dataknightmare.eu. Prima di rivedere il Weizenbaum in libreria ci vorranno ancora almeno nove mesi, ma intanto è un piccolo passo. È una beta, manca ancora un sacco di materiale, ma almeno è fuori, perché le idee devono girare.
E dopo anni che parlo di Weizenbaum nel podcast, e un anno che cerco di ristamparlo, le idee girano davvero e oggi nientemeno che Fabio Chiusi pubblica il numero 7 della sua newsletter e lo intitola “Ritorno a Weizenbaum”. E se volete ridere vi dico anche il sottotitolo:
“Rileggere Computer Power and Human Reason cinquant’anni dopo”. Giuro che se ci mettevamo d’accordo non poteva venire meglio. Deve essere vero che le grandi menti la pensano allo stesso modo.
E a dirla tutta, noi quattro sconosciuti continuiamo a portare avanti la procedura di pubblicazione come opera orfana, ma Chiusi è del giro grosso, sarebbe grandioso se un editore improvvisamente si svegliasse e volesse fare l’edizione critica che noi non possiamo fare perché non abbiamo i diritti. Così, per dire.
Un’altra delle cose che mi sono portato indietro da Pordenone sono due domandone che mi hanno fatto:
- se c’è almeno qualcosa di positivo in tutta questa storia della IA,
- e cosa ne penso di un Albo degli Informatici.
Dell’Albo ne parlo la prossima volta, ma del qualcosa di positivo ne parlo subito.
Allora. Di positivo, se chiedete a me, non c’è molto. La cosiddetta “Intelligenza Artificiale” versione modelli linguistici è una bolla speculativa e finirà come tutte le bolle speculative, ma peggio del 2008, perché ci sono ancora più soldi in ballo.
Fatto salvo che il governo USA stampi moneta a fiumi per salvare le terga di Altman e Amodei, non vedo nessun futuro sostenibile. I modelli linguistici sono una soluzione in cerca di un problema, e sono una soluzione spaventosamente costosa in capitali, attrezzature e risorse. Un approccio “forza bruta” che non ha nemmeno la dote di affrontare un problema specifico.
Nella testa dei techbro i modelli linguistici dovrebbero essere “intelligenza”, e quindi servire a tutto. Nei fatti, non solo non servono a molto, ma nel momento in cui i prezzi rifletteranno i costi reali, nessuno li userà più.
Forse, e dico forse, potrebbero sopravvivere dei modelli minimalisti, aperti, che ciascuno potrebbe adattare a una propria esigenza specifica. Avremmo bruciato duemila miliardi di dollari per avere quasi niente, ma sarebbe già qualcosa.
Secondo me la vera lezione da trarre dalla cosiddetta “Intelligenza Artificiale” è una lezione in negativo: capire che dobbiamo smettere di applicare la tecnologia a problemi che non sono tecnologici. Smettere di chiederci se le macchine possono fare qualcosa e chiederci invece se debbano farla. Weizenbaum lo ha scritto cinquant’anni fa.
Ci è arrivato perfino il Chief Economist di Apollo, ed è un economista:
L’“Intelligenza Artificiale” non comprende l’importanza della responsabilità, della fiducia, della cultura, delle regole non scritte, degli scambi etici o dell'equità
Significa che dovremmo finirla di usare le macchine per valutare i candidati, il personale, le investigazioni, le cause giudiziarie, le domande di asilo, gli stanziamenti di bilancio; non sono cose che una macchina dovrebbe fare.
E non dovrebbe farle perché una macchina può solo decidere soppesando i vari fattori, non scegliere. Le scelte e la loro responsabilità sono ciò che ci rende umani. Delegarle a una macchina, è rinunciare alla nostra stessa umanità, nascondersi dietro “lo ha detto il computer”. Non è un caso che i nostri governanti siano tanto entusiasti dell’idea.
Quella che ci è stata presentata come “Era dell’informazione” è stata, in effetti, l’avvento della tecnologia come religione. Se all’inizio i toni messianici, il famoso “evangelismo”, potevano passare per marketing, con l’arrivo della cosiddetta “Intelligenza Artificiale” nessuno può più ignorare che ci troviamo di fronte a un culto.
Nel momento in cui la cosiddetta “Intelligenza Artificiale” sembra inevitabile, dobbiamo reclamare le scelte come prerogativa esclusiva dell’umanità. E non solo per non ridurci a vivere e pensare come macchine governati da altre macchine, ma anche per ritornare ad avere macchine che servano davvero a qualcosa.
Si dice che non ci sono errori, solo cose che si imparano. Secondo me, dalla strada sbagliata della cosiddetta “Intelligenza Artificiale” dobbiamo imparare che la nostra umanità non è negoziabile, non è riducibile, non è meccanizzabile.
Gli algopirla se ne facciano una ragione.
Questo era DataKnightmare. Io sono Walter Vannini, la voce che ci ricorda che fuori esiste un mondo è di Alessia Racci Chini
Per oggi è tutto, alla prossima.
