DK 11x06 - Da che parte stai, Europa?
Ascolta l'episodio su Spreaker.com
Prima lo aveva fatto a Karim Khan, Lead Prosecutor della Corte Penale Internazionale. La reazione internazionale, ed europea in particolare, è stata di qualche educato sbadiglio.
Allora dopo lo ha fatto a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. La reazione internazionale è stata di qualche educato sbadiglio, accompagnato da qualche distinguo vomitevole sul fatto che non si può parlare di genocidio dei palestinesi perché in fin dei conti Hamas è palestinese.
Adesso Donald Trump ha firmato un altro ordine esecutivo di sanzioni economiche direttamente contro la Corte Penale Internazionale dell’Aia.
Ora, la Corte Penale Internazionale è stata istituita dal Trattato di Roma del 1998. Si occupa esclusivamente di crimini contro l’umanità, genocidio e crimina di aggressione fra Stati. Giudica individui, non Stati, e ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, il che significa che può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.
Gli Stati Uniti, il trattato di Roma non lo hanno ratificato, non aderiscono alla CPI e la loro opposizione alla stessa esistenza della Corte portò gli USA nel 2002 a varare una legge federale che fu subito simpaticamente ribattezzata “Legge di invasione dell’Aja”. Questa legge conferisce al presidente degli Stati Uniti il potere di usare:
"tutti i mezzi necessari e appropriati per ottenere il rilascio di qualsiasi membro del personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato da, per conto di o su richiesta della Corte Penale Internazionale
— "American Service-Members’ Protection Act, Sec. 2008(a)
Così, per chiarire cosa sia davvero quello che gli USA chiamano “sistema internazionale basato sulle regole” riempiendosi la bocca e gonfiando il petto: le regole sono quelle che decidono loro, poi le interpretano quando serve, e comunque valgono solo per gli altri. E fin qui i semplici fatti. Ora c’è un problema.
Gli Stati Uniti non aderiscono alla Corte Penale Internazionale, come peraltro non aderiscono Russia, Cina e Israele, quando si dice il caso.
La Corte risiede in territorio Europeo, e tutti i Paesi dell’Unione la riconoscono. Questo rende la questione molto, molto semplice.
E la questione è questa. O l'Unione, e i Paesi che la compongono, si riferiscono a qualcosa di specifico quando si mettono in cattedra a parlare di diritto internazionale e di rispetto delle regole, e allora occorre che respingano al mittente le sanzioni trumpiane con tanti saluti.
Oppure il diritto internazionale è quello che decidono gli Stati Uniti di volta in volta, e allora basta che lo dicano, invece di fracassarci i cabbasisi con i valori occidentali e la democrazia.
Ripeto, la questione è molto semplice: cosa è disposta a fare l’Europa per le cose in cui dice di credere?
Perché fin qui, occorre dire, i grossi sacrifici che abbiamo fatto in nome dei principi erano tutti meravigliosamente allineati col tornaconto del padrone.
Putin ha invaso l’Ucraina, è cattivo? Ignoriamo il fatto che la crisi ucraina è stata costruita a tavolino dagli Stati Uniti allo scopo esplicito di indebolire l’Europa e la Russia, l’Europa rinuncia immediatamente al proprio primo fornitore di gas e petrolio e reinstrada le forniture petrolifere verso gli USA, quadruplicando i costi e ottenendo ovviamente zero risultati. Seguono sedici round di sanzioni economiche il cui unico risultato è massacrare le economie europee mentre la guerra in Ucraina continua come se niente fosse.
Poi ci sono le forniture militari. La Costituzione italiana vieta di appoggiare militarmente una delle parti in un conflitto, ma Trump dice altrimenti e quindi l’Europa allineata e coperta compra armi dagli USA, ci aggiunge un po’ delle proprie (stando attenta a non pestare i piedi alle forniture statunitensi) e le cede gratuitamente all’Ucraina.
Nel frattempo, l’Europa politica lascia che una crisi sul continente europeo, costruita dalla politica imperiale statunitense contro la Russia, venga negoziata fra gli USA e la Russia.
Poi all’improvviso Trump decide che la Cina è il grande avversario. Per l’Europa è uno dei primi partner commerciali, ma cosa vuoi che sia, riduzione forzata delle collaborazioni e sanzioni commerciali pure alla Cina, rea di “aiuti di Stato” alla propria economia, come se la UE o gli USA facessero qualcosa di diverso con le proprie.
Per non parlare poi del riarmo forzato, che non è nemmeno lontanamente negli interessi dell’Unione, che non si capisce riarmo contro chi e per cosa, visto che già la UE spende in armi il triplo della Russia e che comunque, per volere dell’imperatore, il riarmo deve consistere principalmente di forniture da produttori statunitensi.
Tutto questo, ovviamente perché i principi e la difesa dello stato di diritto e la supercazzola brematurata come fosse Antani.
Perché i nostri valori sono solidi come una roccia:
- quando uno stato canaglia aggredisce, l’Occidente è dalla parte delle vittime
- quando invece Israele commette un genocidio in Palestina e invade il Libano, invece, ci sono gli opportuni distinguo
- e quando infine gli Stati Uniti attaccano l’Iran, si guarda direttamente dall’altra parte
ma sempre tenendo fede ai nostri valori, ci mancherebbe.
Adesso gli Stati Uniti non solo fanno un’altra cosa che è in antitesi ai nostri sbandierati valori. A differenza che in Venezuela, o in Palestina o in Iran, però, stavolta la fa a noi. Capite come questo renda complicato fare dei distinguo o girarsi dall’altra parte.
In uno dei rari momenti di utilizzo della spina dorsale, quando gli USA guardavano dall’altra parte, il Consiglio Europeo si è dato un regolamento, il 2271/96, poi rinnovato con il regolamento di esecuzione 2018/1101 della Commissione,
relativo alla protezione dagli effetti extraterritoriali derivanti dall'applicazione di una normativa adottata da un paese terzo, e dalle azioni su di essa basate o da essa derivanti.
Politichese a parte, il regolamento stabilisce una cosa semplice ma fondamentale: le istituzioni e le aziende dell’Unione non hanno il dovere di ottemperare a sanzioni economiche promulgate dagli USA, a meno che tali sanzioni non siano approvate anche dall’Unione. Semplice, lineare, lapalissiano.
Ovviamente, essendo europei, la schiena possiamo pure raddrizzarla quando il padrone non guarda. Il problema è tenerla dritta quando il padrone si volta.
E infatti, pochi anni dopo, alcune aziende europee andarono in tribunale per essersi adeguate alle sanzioni USA senza che l’Unione le avesse ratificate. E sapete cosa decise la corte? Che sì, il regolamento europeo c’è ed è in vigore, ma le aziende possono sospendere i servizi come richiesto dalle sanzioni USA, a patto che lo facciano per una loro propria indipendente valutazione di rischio, nell’ambito del libero esercizio della loro imprenditorialità, e non semplicemente per ottemperare alle sanzioni.
Faccio un esempio? Il bullo del quartiere di dice di tirare un ceffone a Carletto. La legge dice che non devi obbedire al bullo. Ma tu il ceffone glielo tiri lo stesso, e il tribunale ti dice che hai fatto bene, a patto che il ceffone tu glielo abbia tirato nel timore che il bullo ti menasse, e non semplicemente perché ti aveva detto di farlo.
Andate a dire a Autistici/Inventati quanto bene li ha protetti questa lettura del regolamento.
Certe cose non le puoi inventare.
Ecco, adesso è il momento di valutare con attenzione cosa faranno la Commissione, il Parlamento Europeo e i governi nazionali dell’Unione. Perché le chiacchiere stanno a zero.
Voglio vedere cosa si inventeranno, i sovranisti alle vongole al governo in Italia. Voglio vedere quanto in basso strisceranno questi servi pur di continuare a compiacere il padrone.
E voglio anche vedere la Von der Leyen e la sua Commissione di sfilettati, già mi immagino le acrobazie linguistiche.
Per ora ha aperto le danze la Kaja Kallas, che sarebbe il ministro degli Esteri dell’Unione, con addirittura un durissimo comunicato e un virile tweet su X
Kallas non gliele manda a dire:
Gli Stati Uniti hanno una lunga storia e tradizione di ricerca della giustizia e della responsabilità. Le disposizioni complementari della Corte Penale Internazionale sono concepite per tenere conto e riconoscere il primato dei sistemi e dei processi giudiziari nazionali competenti, come il sistema legale statunitense.
Parole forti, seguite senza nemmeno prendere fiato da un uno-due che nemmeno Tyson:
Mentre esortiamo anche gli Stati Uniti a revocare queste ultime misure, accogliamo con favore la loro disponibilità a discutere le proprie preoccupazioni con gli Stati Parti dello Statuto di Roma e prendiamo atto della decisione degli Stati Uniti di posticipare l'entrata in vigore delle loro ultime misure.
Manco le comiche. I sei mesi per l’entrata in vigore delle sanzioni sono per permettere ai fornitori statunitensi di svincolarsi senza problemi (ce n’erano tre, peraltro, anche nel caso di Autistici/Inventati), e questa li vede come “disponibilità al dialogo”.
‘A Kallas, ma dialogami questo.
Se il buongiorno si vede dal mattino, abbiamo davanti giorni interessanti. Nel frattempo, la notizia è sui giornali ma senza troppo rumore, come si compete quando l’Europa si prepara a fare vigorosamente finta di niente.
Nel frattempo, in Francia, i ragazzi sono in strada a prendersi granate e bastonate per il proprio diritto a una scuola che funzioni realmente, mentre il governo vorrebbe tanto usare quei soldi per commesse militari.
Per capire l’aria che tira, il Guardian titolava
Il dilemma della Francia: i manifestanti chiedono spese pubbliche, mentre i mercati richiedono rigore fiscale.
Davvero un dilemma: a chi dovrebbe rispondere un governo democratico? Eh, son problemi, signora mia.
Come sempre, sono i francesi e i ragazzi francesi a dare l’esempio di come ci si oppone allo status quo. Il mio cuore è con loro.
Questo era DataKnightmare. Io sono Walter Vannini, la voce che ci ricorda perché ci arrabbiamo tanto è di Alessia Racci Chini
Per oggi è tutto, alla prossima.
