DK10x41 - Tradimenti 2

Il riscaldamento è fondamentale per evitare strappi e contratture. Perciò, ecco altre malefatte della Commissione da ripassare a Settembre per presentarsi alla nuova stagione già belli caldi...

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Photo by Alexey Larionov / Unsplash

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Caso mai qualcuno credesse che avessimo esaurito la lista delle lagnanze contro questa Commissione Europea di servi e cialtroni, qualche altro post-it da attaccare al frigo prima delle vacanze, così a Settembre ripartiamo belli caldi.

Ma prima, come bonus, una recensione.

Sigla.

Oggi è il 18 luglio, e ieri sono andato a vedere l'Odissea di Nolan. Il mio pacato giudizio è che se lo girava con i Muppet gli usciva un film meno ridicolo.

Odissea è la dimostrazione plastica che con 250 milioni di budget, il miglior regista su piazza, un cast stellare, si può ancora fare una cagata inguardabile che però è anche una palla micidiale.

A un certo punto mi sono detto "madonna, ma non finisce mai?" Erano passati 36 minuti esatti. Il film dura due ore e 52.

Ora, io

  • posso ammettere le scelte a cappella nel casting perché devi fare l'inclusivo,
  • posso trascurare Atena dagli occhi celesti mulatta e adolescenziale, Elena dalle bianche braccia e dal collo di cigno nera nubiana e tarchiatella, e il biondo Menelao pelato e con la barba nera,
  • posso considerare con bonomia Agamennone vestito da Batman per tutto il film
  • posso contestualizzare un Ulisse frignone manco Troia fosse il Vietnam, anche se alla battuta "la nostra età del Bronzo sta finendo" sono scoppiato a ridere, e non era la prima volta
  • posso sorvolare sull'assenza dei Lotofagi, dei Feaci, di Nausicaa e dell'inganno al Ciclope
  • posso momentaneamente sospendere il giudizio sull'assenza degli dèi, salvo poi concludere che tutto diventa una favoletta di Disney
  • posso considerare una scelta stilistica il fatto che, nonostante i costumi, personaggi e dialoghi sono più adatti a un dramma borghese del periodo in cui Woody Allen pensava di essere Ingmar Bergman, che a un mito tragico del primo millennio avanti Cristo;
  • posso stringere i denti per un Telemaco che chiama Ulisse "papà", manco quell'altro fosse Mario Merola e dovesse rispondere "figghio, figghio mio"
  • posso mordermi la lingua per i Greci che vogano con elmo e corazza per tutto il film per far vedere che loro sono guerrieri, sennò poi Pete Hegseth dice che quella è Gay Love Boat, non l'Odissea;
  • salvo soltanto la ninfa perimenopausale, e non perché Charlize Theron anche a ottant'anni sarà la cosa più spaventosamente sexy che giri sul pianeta, ma perché è l'unica sullo schermo che recita e ha una presenza scenica.

Ma quello che non posso assolutamente accettare è prendere la più grande storia mai raccontata e farne un film che non solo è noioso, ma è completamente privo di qualsiasi pathos.

Ma voi vedetelo, e fatevi un'idea. Ah sì, scenografie e fotografia bellissime. Peccato che se ti metti a notare quelle vuol dire che il film non c'è.

E adesso passiamo alle cose serie.

pausa

Nello scorso episodio elencavo come tradimento l'estensione di poteri eccezionali di indagine e controllo, incluso il riconoscimento facciale, a Frontex, l'agenzia europea che si occupa dei controlli alle frontiere esterne.

Per quel che riguarda le frontiere interne, invece, che il trattato di Schengen avrebbe dovuto abbattere, troppi Stati membri continuano a invocare condizioni emergenziali per farsi i beati casi loro. Come per esempio la Germania, che da quando Schengen esiste ha richiesto dispense semestrali per motivi di sicurezza a ciclo pressoché continuo. Che fesseria siano queste esigenze di sicurezza è subito detto: viaggi dall'Italia alla Germania attraverso l'Austria? Controllo di frontiera appena entri in Germania. Viaggi dall'Austria alla Germania? Nessun controllo.

E la Germania non è nemmeno la sola, anche se è l'esempio che tocco con mano ogni volta. Una Commissione che si rispetti avrebbe già preso provvedimenti da anni, perché Schengen è una delle conquiste più alte della costruzione europea, e ce la stiamo giocando per dare il contentino a quattro pezzenti razzisti e peraltro incompetenti.

E questo per quanto riguarda le frontiere. Ma non dobbiamo dimenticarci che anche Europol mette in fila un'eccezione dopo l'altra pur di praticare sorveglianza di massa sui cittadini europei, e non contenta delle eccezioni ha costruito un sistema-ombra di archivi, per farsi beffe dei limiti alla ritenzione e al trattamento fissati dal GDPR e ribaditi di continuo dal Garante Europeo. Anche in questo caso, una Commissione degna di questo nome darebbe al Garante Europeo il supporto politico e economico per fare visita a Europol munito di un nodoso bastone, ma non sia mai che la von der Leyen e la sua commis sione di servi faccia qualcosa per far valere le leggi europee in Europa.

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Sempre per quel che riguarda i rapporti frontalieri, c'è quello, sempre più surreale, con gli Stati Uniti. La prima pietra dello scandalo è la richiesta all'Europa di condividere i database biometrici dei propri cittadini con gli Stati Uniti, affinché i cittadini dell'Unione possano continuare a godere dell'alto onore di recarsi in quel Paese di barbari senza visto.

Ci sono un certo numero di problemi:

  • il primo è che tu i miei dati biometrici li puoi trattare nel momento in cui ti dò il mio passaporto, non a prescindere;
  • il secondo è che una volta che i dati biometrici siano accessibili agli statunitensi, ciao còre alla limitazione del trattamento, ci faranno tutte le profilazioni del mondo e qualcuna in più, e poi ovviamente ci sarà l'inevitabile breach e andranno in mano a chiunque;
  • il terzo è che abbiamo già un accordo per poter viaggare negli USA senza visto, e l'America di Trump sta come sempre cambiando le carte in tavola.

Ora, io personalmente non metterò più piede negli USA fin che non gli è passata la botta di fascismo cominciata nel 2001. Il che significa che presumibilmente non ci tornerò più. Ma anche se volessi, non vedo perché compromettere dati fondamentali e buttare alle ortiche la protezione dei dati personali per risparmiare il costo di un paio di visite al consolato.

Ricordiamoci che gli USA sono anche quel Paese democratico dove per entrare devi dare alle Autorità l'accesso a tutti i tuoi account social, così che loro possano accertarsi che tu non abbia mai detto qualcosa di sgradito. Roba del genere fa rimpiangere il KGB dell'Unione Sovietica.

Sull'accesso ai dati biometrici, gli USA hanno messo come scadenza il 31 dicembre, una scadenza che è a tutti gli effetti un ultimatum, e le prospettive sono fosche, se uno ricorda il meraviglioso negoziato con cui la von der Leyen ha garantito dazi permanenti del 15% da parte di quello che dovrebbe essere un alleato. Ora il Parlamento Europeo è in ferie, ma appena riapre occorrerà che si faccia sentire sulla questione, e su tutte le altre che riguardano gli Stati Uniti.

Sempre parlando di Stati Uniti, c'è l'ormai surreale questione del libero transito dei dati fra Europa e Stati Uniti, quello che si chiama EU-US Data Protection Framework e che, a detta della Commissione Europea, garantisce la sostanziale adeguatezza degli USA ai livelli di protezione richiesti dal GDPR.

L'accordo per il libero traffico dei dati fra USA e Unione, con qualunque nome, è sempre stato una farsa. Lo era il Safe Harbor, stroncato dalla sentenza Schrems I della Corte Europea di Giustizia. Lo era il Privacy Shield, sostanzialmente la fotocopia del Safe Harbor messa in piedi in tutta fretta dalla Commissione von der Leyen (la prima) e stroncato dalla sentenza Schrems II.
E lo è l'attuale EU-US Data Protection Framework, che aspettiamo di vedere stroncato dal terzo ricorso di Max Schrems alla Corte Europea.

Le cose sono semplici: la legge USA consente alle agenzie di intelligence una discrezionalità praticamente assoluta nell'accesso ai dati personali, in particolare di persone che non siano cittadini USA. Questo accesso è solo nominalmente sottoposto al controllo giudiziario, come richiede la legge europea, perché le corti statunitensi di fatto si limitano a firmare quello che gli viene presentato, manco fossero in un serial poliziesco di Hollywood.

E non solo, ma poiché le richieste di accesso ai dati sono segrete, il diritto di rivalsa richiesto dalla legge europea è puramente teorico, nel senso che un cittadino europeo non ha nemmeno diritto a essere ascoltato o a un proprio avvocato, ma il verdetto, rigorosamente senza motivazione, gli viene comunicato ex post.

Come se non bastasse, la supposta corte indipendente che decide su questi temi (che in quanto supposta, come ci insegna Caparezza...) si compone al momento di un solo membro, repubblicano perché Trump ha licenziato tutti gli altri, ed è talmente indipendente da essere una emanazione del Dipartimento di Stato.

Secondo la von der Leyen questo patetico accrocchio garantisce che i dati personali degli Europei, una volta negli Stati Uniti, mantengano lo stesso livello di protezione che hanno in Europa sotto il GDPR. Io non so cosa si fumi la von der Leyen, ma è palesemente roba troppo forte per lei.

È inutile che ci mettiamo a sproloquiare di sovranità digitale se prima non riconosciamo che i dati personali europei in mano a compagnie USA hanno meno protezioni effettive che se fossero in mano a compagnie cinesi.

E infine, c'è la questione di Israele, e in generale del ruolo dell'Unione in politica estera. Specificamente, vorrei sapere se l'Unione ha una politica estera o se semplicemente facciamo quello che ordinano a Washington.

Perché se siamo tutti d'accordo che Putin è brutto e cattivo perché ha invaso l'Ucraina (ignorando spensieratamente perché lo abbia fatto e chi abbia messo il budget per arrivare a quella situazione) allora dove sono le sanzioni contro Israele per il genocidio in Palestina, e contro Israele e gli Stati Uniti per l'aggressione all'Iran?

No, perché o ci diciamo chiaramente che condanne e sanzioni si fanno o non si fanno a seconda del momento e di chi è coinvolto, e allora mi va bene. Anche Andreotti diceva che le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici. Ma se a Settembre ancora sento la litania dei valori allora mi riservo il diritto di pernacchia.

Nello specifico, vorrei che l'Unione facesse almeno un piccolo passo e revocasse l'accordo di collaborazione commerciale con Israele, a fronte del genocidio conclamato in Palestina. Sarebbe poco, ma sarebbe un gesto, visto che la Commissione si fa vanto di difendere i valori assoluti dei diritti umani e dell'autodeterminazione dei popoli quando si tratta dei bianchi ucraini ma poi misteriosamente adotta una stretta realpolitik quando si tratta delle cinquanta sfumature di marrone in Palestina e tutto il Medio Oriente e lungo le rotte dei profughi delle guerre statunitensi.

Ecco qui. Direi che se iniziamo a spuntare la lista il primo di settembre, per l'otto quando parte la stagione undici, siamo belli caldi e non rischiamo strappi e contratture.

E no, non vi saluto ancora. Qui si chiude a 42 episodi, e dal 25 Luglio all'8 Settembre, perché in Italia, fra quelle due date, non succede niente nemmeno se c'è una guerra.

Quindi a fra pochissimi giorni.