DK9x13 - Instagram per boomer

Avete notato anche voi che il social nato per i "contatti professionali" ultimamente è diventato un Instagram per boomer?

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DK9x13 - Instagram per boomer
Photo by yerling villalobos / Unsplash

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

Sul fronte della cosiddetta intelligenza artificiale, procede tutto a meraviglia dal punto di vista clinico visto che la psicosi sta debordando.

Sigla.

Prima di cominciare, una comunicazione di servizio. Con la collaborazione dei creatori del canale Telegram di cui abbiamo parlato qualche volta fa abbiamo risolto tutti i problemi.

Mentre vi parlo, sono il legittimo titolare dell'account @dataKnightmare su Telegram, e del canale che adesso si chiama dataKnightmare Fun club. Il fan club è aperto a chiunque sia interessato, e visto che originariamente era nato per condividere gli audio del podcast, mi sono preso la briga di condividere io il link ufficiale all'audio ogni volta che faccio un nuovo episodio.

Qual è la differenza rispetto a prima? La differenza è che postando il link l'accesso viene conteggiato. La differenza è che postando il link anziché il file audio stesso, l'ascolto viene conteggiato nelle statistiche e io non ci perdo in visibilità, perché come forse sapete, Speaker dà più o meno visibilità ai propri podcast basandosi sul numero di ascolti.

Quindi, anche se io personalmente continuo a non capire come si possa preferire Telegram per ascoltare un podcast, la bella notizia è che non ho nessun bisogno di capirlo perché ognuno è libero di fare quello che vuole fintanto che non preclude il diritto di qualcun altro. A me interessava soltanto che questo ulteriore canale di diffusione non creasse ascolti fantasma che non comparivano nel computo totale.

Quindi, buon ascolto se mi sentite tramite un cliente podcast qualsiasi, e buon ascolto se invece mi sentite tramite Telegram.

Un piacevole effetto collaterale positivo è che, col canale fan club, adesso esiste un forum ufficiale dove incontrarmi con gli ascoltatori. Tenete però sempre presente la vastità delle mie competenze nelle interazioni sociali. E ora andiamo avanti con l'episodio.

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Non so se voi usate LinkedIn. Sarebbe quel social nato per favorire contatti professionali, che oggi è praticamente instagram, però senza tette, scollature e allusioni sessuali. Per ora.
In pratica, Instagram per boomer.

Il mio feed è praticamente per metà notizie sul GDPR, tipo la recente decisione del Garante Europeo contro la Commissione per uso illecito del microtargeting elettorale, (complimenti alla Commisisone per avere battuto i russi di tre lunghezze), e per l'altra metà cose di cosiddetta "intelligenza artificiale" che per inciso vi ricordo essere un nome di marketing, non un prodotto, per quanto alcuni possano desiderarlo.

Siccome non posso mettere un distinguo e un inciso in ogni frase, mettiamoci d'accordo sul fatto che userò come metonimìa ChatGPT per riferirmi a tutte le cose che attualmente vengono spacciate per intelligenza artificiale e naturalmente per riferirmi a tutti i vari strumenti basati su modelli linguistici, quindi Claude, Perplexity, Gemini, chatGPT stesso ovviamente, e qualsiasi altra cosa del genere, soltanto perché dobbiamo arrivare al punto e cercare di capirci piuttosto che stare lì a spaccare il capello in quattro.

Ora, qualche informazione di base: quando qualcuno scopre un filone d'oro, diventa ricco vendendo l'oro.

Quando qualcuno diventa ricco scoprendo l'oro, qualcun altro diventa più ricco vendendo pale, picconi e attrezzi vari a tutti quelli che vogliono seguire l'esempio del primo.

La differenza fra il primo, quello che scopre il filone d'oro, e il secondo, quello che vende gli attrezzi ad altri aspiranti cercatori, è questa: il primo dirà a tutti che trovare dell'oro è difficile e per nessun motivo al mondo condividerà i propri metodi e le proprie zone di ricerca, per il semplice fatto che a nessuno piace creare dal nulla la concorrenza.

Il secondo, quello che fa i soldi vendendo gli attrezzi, dirà a tutti che trovare l'oro è molto facile, che basta mettersi di impegno e avere senso del sacrificio, e sarà estremamente provvido di dettagli su dove cercare, come cercare, quando cercare, fino al punto di fornire questi dettagli come un ulteriore servizio a pagamento e magari lanciare una "Gold Digger Academy" per diventare venditori certificati di attrezzi da scavo.

Four di metafora, quello che possiamo vedere è che, sui social, per ogni influencer che ha trovato il filone d'oro e si fa pagare per esserci, ci sono altri 1000 non influencer che ti vendono il corso per diventare anche tu un'influencer. La cosiddetta intelligenza artificiale è il "diventare influencer" di questi inizio di anni '20.

Su LinkedIn, i veri maître à penser sono direttamente i Bill Gates, i Sundar Pichai, i Sam Altman, gente che monetizza la propria fama, fondata o meno, per dirti la loro verità sull'intellligenza artificiale e sono ovviamente pochissimi.

Poi invece ci sono frotte di non-Gates, non-Pichai e non-Altman che vogliono o venderti il segreto per diventare anche tu come Gates, Pichai o Altman, oppure convincerti quanto sono vicini a diventare loro il prossimo maître à penser.

Sono quelli che rimpinzano la timeline di LinkedIn con tre tipi di post, e ricordiamoci che stiamo parlando di un social pensato per i contatti professionali:

  1. primo tipo, l'uomo che sussurra ai GPT: sono quelli che ti spiegano quale arcano prompt è necessario per ottenere qualche risultato dal chatGPT di turno;
  2. secondo tipo, l'esperto dei lavori altrui: quelli che pontificano su quante applicazioni pratiche ci siano per i chatGPT e quanti professionisti e praticanti possano crearsi un enorme vantaggio competitivo seguendo gli esempi gentilmente forniti;
  3. terzo tipo, il folgorato sulla via di Damasco: quelli che ti spiegano che nel loro lavoro ChatGPT fa questo e quello e la loro professione cambierà per sempre;

I primi due tipi non sono niente di nuovo, ma vorrei soffermarmi sul terzo, che mi pare più interessante.

Il terzo tipo di persone sono professionisti di settori diversi dalla comunicazione che per qualche motivo hanno interiorizzato la propaganda, hanno visto la luce, hanno dimenticato completamente la realtà dei fatti, e quindi vogliono evangelizzare il mondo sulle meraviglie della IA nella loro professione. Stanno cioè cercando di smettere di cercare l'oro e passare direttamente a vendere attrezzi di scavo

Spesso noto con orrore che si tratta di avvocati, o persone comunque nel settore legale.

Ora, io non mi stanco di ripeterlo, un modello linguistico è un generatore statistico di sequenze di parole. Le parole vengono messe in fila sulla base della frequenza del loro essere vicine nel materiale che lo strumento ha avuto come addestramento.

Niente di più di questo. Che è già molto, uno strumento del genere può creare del testo nello stile di qualche autore famoso, può generare frasi su un qualsiasi argomento.

Quello che non può fare, è avere un'idea di quello che sta dicendo. Sta sparando sentenze a casaccio.

Il guaio è che, siccome passato il primo entusiasmo nessuno è disposto a pagare per un generatore digitale di biglietti d'auguri, tutto il cucuzzaro dell'intelligenza artificiale si è speso per convincerci che i modelli linguistici siano in grado nientemeno che di rispondere alle nostre domande.

Mi permetto di chiarire: quando pongo una domanda a un modello linguistico, quello che ottengo di ritorno, è una sequenza di parole costruita sulla base della frequenza con cui queste parole compaiono all'interno del corpus che è stato usato per l'addestramento dello strumento.

Questa cosa viene, erroneamente, chiamata "risposta" da tutto il cucuzzaro della cosiddetta intelligenza artificiale.

Che questa sequenza di parole possa essere una risposta, oppure no, è una valutazione che rimane esclusivamente in capo a me: lo strumento di per sé non ha alcun vincolo di realtà, e può generare risposte giuste, sbagliate, realistiche, o completamente inventate, con la stessa facilità.

Può farlo perché è costruito esattamente per fare quello e non c'è nessun modo e nessun trucco per riuscire a fargli fare qualcosa di diverso.

Per questo motivo quando vedo un professionista, magari in ambito legale, venirsene fuori con un altro episodio della serie "ho fatto questo con ChatGPT", io penso due cose:

La prima che mi trovo davanti a una schwarzata in attesa di succedere.

La seconda cosa che penso è: ma davvero queste persone hanno un'opinione così bassa della propria professione da arrivare a credere che un generatore automatico di testo possa fare veramente delle differenze?

Perché se ci pensate, questo non è altro che "mio nipote sa fare i siti web" o "mio cuggino mi consiglia contro gli hacker", ma in una versione sotto steroidi. E allucinogeni. E abbiamo già un'ampia casistica di come finiscano bene questi due esempi.

Non più tardi di qualche giorno fa, ho visto un avvocata chiedersi pubblicamente su LinkedIn se fossimo già pronti a farci giudicare da un computer, sulla base del fatto che lei aveva fornito a un ChatGPT due memorie e il CPT di turno era riuscito a produrre una sentenza che, a suo dire, sarebbe impeccabile.

L'avvocata proseguiva dicendo che di sicuro questo era meglio che rivolgersi a un giudice che, in quanto "sommerso di lavoro", avrebbe magari potuto emettere una sentenza meno impeccabile, se non direttamente sbagliata.

E si chiedeva retoricamente quanto sarebbe passato prima che questa diventasse una pratica accettabile.

Ora, non ho alcun motivo di dubitare la parola di questa professionista e sono perfettamente disposto a credere che un ChatGPT abbia prodotto una sentenza impeccabile sulla base di due memorie legali ricevute come input.

Quello che non sono assolutamente disposto a credere è che questo caso possa essere preso come esempio del comportamento di un modello linguistico in un contesto del genere.

Quale parte di "chatGPT genera risposte a caso e quindi la risposta può essere giusta come sbagliata" occorre spiegare? Devo fare un disegnino?

Un'altra cosa che non capisco dei folgorati sulla via di Damasco è questa: vi aspettate davvero che qualcuno vi paghi per usare ChatGPT? Perché i casi sono due.

Uno, o mi state dicendo che solo un serio professionista è in grado di distinguere quando ChatGPT enuncia cose corrette e quando genera stronzate, e allora in questo caso non vedo per quale motivo non dovremmo togliere ChatGPT dal discorso e lasciare che il professionista esprima la propria opinione professionale, come è sempre stato.

Oppure mi state dicendo che ChatGPT è sufficientemente affidabile da poter sostituire il professionista, e allora non capisco proprio perché il professionista dovrebbe tirarsi la zappa sui piedi da solo.

Due, se invece il pretesto per giocherellare con ChatGPT, perché giocherellare è sempre meglio che lavorare, specialmente se venite pagati, è che automatizzerebbe la parte più noiosa e marginale del lavoro, allora mi permetto di suggerire che la soluzione starebbe che la soluzione migliore sarebbe eliminare la parte noiosa e marginale del lavoro perché è palesemente inutile.

Questo sarebbe sicuramente meglio che mantenere una parte di lavoro inutile, pagare per mantenerla, e generare l'impronta ambientale del Belgio per farlo.

E questo senza nemmeno addentrarci nella giungla di problemi che nascono quando pretendo di usare un essere umano per controllare in serie l'output di una macchina.

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Nonostante tutto questo, io vedo che il numero dei sussurratori, degli esperti di lavori altrui e soprattutto di folgorati sula via di Damasco sta crescendo vertiginosamente.

Detta molto semplicemente, essere fedeli alla linea paga. Paga in termini di notorietà su LinkedIn e altrove, e paga in termini di status, perché "usiamo l'intelligenza artificiale" è il nuovo "spostiamoci nel cloud": è la cosa giusta da dire per dimostrare al top management di essere all'avanguardia, poi fra sei mesi o un anno o due sarà di moda cambiare idea, e cambierete idea.

Il mio senso di impotenza quando parlo di queste cose è secondo soltanto ai brividi di terrore che provo all'idea di che cosa dovrà succedere perché tutti si risvegliano da questo torpore allucinato e ritrovino il contatto con la realtà.

Temo che purtroppo sarà qualcosa di molto consequenziale.