DK 11x04 - Calare le braghe
Per quanto ancora sopporteremo che Big Tech operi come il braccio economico della politica imperiale?
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Non c'è pace fra gli ulivi.
Non passa giorno senza che l'inadeguatezza, se non direttemente la miseria, dei nostri governanti non raggiunga nuove e più alte cime.
Certo, Trump è sempre in una categoria a sé stante, ma vi assicuro che anche in Europa non ci facciamo mancare niente.
Forse ricorderete che abbiamo parlato di Digital Omnibus, che secondo il sito ufficiale, è
Un insieme di modifiche tecniche a un vasto corpus di legislazione digitale, scelto per offrire un sollievo immediato a imprese, amministrazioni pubbliche e cittadini, e per stimolare la competitività.
[…] L'obiettivo immediato è garantire che il rispetto delle regole comporti costi inferiori, raggiunga gli stessi obiettivi e conferisca un vantaggio competitivo alle imprese responsabili.
Tutto molto bello. Il diavolo, si sa, è nei dettagli.
La presidenza irlandese del Consiglio dell'Unione Europea ha messo sul tavolo questa proposta da inserire nel Digital Omnibus: l'utilizzo di dati personali “nell'ambito dell'Intelligenza Artificiale” (si sentono le virgolette?) sarebbe automaticamente riconosciuto come legittimo interesse delle aziende. Sentite cosa direbbe il nuovo articolo 88bis
Il trattamento dei dati personali nell’ambito dello sviluppo e del funzionamento di un sistema di intelligenza artificiale o di un modello di intelligenza artificiale può essere effettuato per il perseguimento di un interesse legittimo del titolare del trattamento o di un terzo, ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera f), del presente Regolamento.
Vediamo se indovinate quali aziende trarrebbero vantaggio da questa proposta. Vi dò un aiutino: sono le stesse che, essendosi stabilite in massa in Irlanda, tengono lo Stato irlandese sotto scacco economico. Ma andiamo avanti.
Ok, chi mi segue sa già che il legittimo interesse è da sempre una delle possibili basi legali per il trattamento dei dati nel GDPR. E chi col GDPR ci ha avuto a che fare sa anche che è la più fragile delle basi legali, a differenza per esempio del consenso, o dell'obbligo contrattuale.
Fragile perché a un'azienda, per poter rendere il trattamento lecito nell'ambito del GDPR, non basta dire “ho interesse a fare X” . Occorre fare il cosiddetto test a tre stadi:
- dimostrare che il trattamento è necessario per l'azienda
- dimostrare che esiste un genuino interesse dell'azienda per quel trattamento di dati, non un semplice “lo facciamo perché sì”
- dimostrare che l'interesse dell'azienda prevale sull'interesse alla protezione dei propri dati personali da parte delle persone a cui i dati personali appartengono.
Inoltre, vale sempre il fatto che i dati possono essere trattati solo per la finalità per la quale sono stati originariamente raccolti, il che è una limitazione voluta, che rende impossibile il loro riutilizzo se non hai dichiarato da subito il trattamento basato sul legittimo interesse. E per finire, il diritto di opposizione prevale sul legittimo interesse.
Questo, fino ad oggi.
Perché la proposta irlandese cambia tutto. E, se non fosse ancora chiaro, lo cambia in peggio.
Ragioniamo.
La prima cosa è che, mentre ovunque nel GDPR si parla della finalità, ovvero dello scopo specifico per il quale si trattano i dati personali, la proposta irlandese parla di:
nell’ambito dello sviluppo e del funzionamento di un sistema di intelligenza artificiale o di un modello di intelligenza artificiale
Oh bella. E cosa vuol dire “nell'ambito”? Vuol dire qualsiasi attività sia direttamente o indirettamente collegata, o collegabile a posteriori, a un sistema o un modello di cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Cioè qualsiasi attività vi venga in mente nella quale possiate inserire qualsiasi sistema di cosiddetta “Intelligenza Artificiale”.
C’è di peggio. Perché è vero che l’AI Act definisce cosa è un sistema o un modello di “Intelligenza Artificiale”, ma è anche vero che la definizione è di un’ampiezza vertiginosa.
Per dirne una, nella prima versione approvata dell’AI Act, un termostato era un sistema di “Intelligenza Artificiale”.
Adesso ci hanno messo una pezza con il cosiddetto Artificial Intelligence Omnibus, e oggi un termostato non è più un sistema di “Intelligenza Artificiale”, ma un cosiddetto “termostato intelligente”, cioè un termostato con una memoria, sì.
E la Corte di Giustizia Europea nel caso Rowicz deve decidere se un generatore di numeri casuali costituisca o meno un sistema di “Intelligenza Artificiale ad alto rischio”. Questo per dire quanto precisa e dirimente sia la definizione.
Il problema però, non è che la definizione di “Intelligenza Artificiale” nell’AI Act sia imprecisa. Il problema è che non lo è mai stata, perché “Intelligenza Artificiale” è nato come, e resterà sempre, un termine di marketing, coniato nel 1955 da John McCarthy per riuscire a raccogliere fondi per un simposio di ricerca.
Checché se ne dica, “Intelligenza Artificiale” vuol dire qualsiasi cosa venga in mente, e cercare di normarla come se fosse una tecnologia specifica è un esercizio di futilità.
Come dicevo ai penalisti veneziani la scorsa settimana, “Intelligenza Artificiale” è il nome con cui chiamiamo qualcosa che ancora non funziona, per dargli un’aura di importanza e trovare finanziatori.
Perché da decenni viviamo circondati da cose che, a voler vedere, sarebbero “Intelligenza Artificiale” ma che nessuno si sogna di chiamare così per non sembrare ridicolo.
Qualche esempio?
- I filtri antispam per la posta elettronica,
- l’ABS, il cruise control, il mantenimento di corsia
- i sistemi di raccomandazioni (“Consigliati per te”),
- i correttori ortografici (sì, anche il vecchio T9, chi se lo ricorda?)
- i sistemi di riconoscimento del volto, del portamento, delle emozioni
- i navigatori GPS
- i sistemi automatici per il rilevamento delle frodi bancarie
- i condizionatori d’aria
- i feed dei social media
- i sistemi industriali di controllo qualità
- le funzioni di autoriempimento dei fogli eletrtonici
- i modelli meteorologici e climatici
- i sistemi per il calcolo simbolico
- gli assistenti vocali
- i veicoli a guida autonoma (inclusi i piloti automatici degli aerei)
- i filtri per il trattamento delle immagini
- i sistemi di traduzione automatica
- i sistemi di prezzi dinamici (per voli, hotel, ecc.)
- i chatbot di servizio al cliente
- i sistemi di OCR
- e naturalmente tutti i sistemi di analisi diagnostica delle immagini mediche…
…e si potrebbe andare avanti. Il punto è che tutte queste tecnologie, e centinaia di altre, hanno pochissimo in comune fra loro ma tutte, prima di funzionare, sono state promosse come “intelligenza artificiale”. Ora che funzionano, funzionano e basta, mentre quelle che non hanno mai funzionato, o sono state messe da parte, o continuano a essere nel calderone della “Intelligenza Artificiale”.
Il problema della proposta irlandese, quindi, è che a patto di pronunciare le paroline magiche “Intelligenza Artificiale”, vale tutto. Il che è l’esatto opposto del principio secondo cui per lavorare con i miei dati devi prima dichiarare uno scopo preciso.
Siccome non ci facciamo mancare nulla, la proposta irlandese gode già dell’appoggio di numerosi governi, fra cui la Francia e la Germania. Se dovesse passare, cosa succederebbe?
Succederebbe che ogni azienda potrebbe immediatamente rimettere le mani su tutti i dati che ha, a patto di farlo “nell’ambito dell’intelligenza artificiale”. Rimettere le mani include anche condividere i dati con una terza parte, che magari ha più risorse, per un progetto comune. Vi viene in mente qualcuno?
Vorrebbe dire che Big Tech potrebbe buttare nel calderone dei modelli linguistici non solo tutti i dati che ha già in mano, inclusi quei pochi che finora non è riuscita a riutilizzare, ma anche tutti quelli che potrebbe ottenere da ogni altra azienda interessata a collaborare “nell’ambito dell’“Intelligenza Artificiale”.
Dice ma come, e il test a tre stadi? Oh certo, quello rimane, ma un conto è doverlo fare in modo da poter ragionevolmente concludere che il legittimo interesse prevale sui diritti dell’interessato. E un altro conto è farlo quando l’articolo 88bis dice già che i dati possono essere trattati se si opera “nell’ambito” dell’“Intelligenza Artificiale”.
E il diritto di opposizione? Pure quello rimane. Ma l’opposizione non va a toccare il trattamento avvenuto prima che mi opponessi. Il che significa che se i miei dati sono stati già usati per il training di un modello linguistico, io posso pure oppormi, ma ormai il training è fatto.
Capite quale pressione dobbiamo fare sui nostri parlamentari europei perché tengano la schiena diritta quando gli stessi governi si aspettano che si mettano allineati e coperti.
Questo ci ricorda che gli attuali governi, e l’attuale Commissione, se ne devono andare a casa alla prima occasione possibile per manifesta servitù nei confronti degli Stati Uniti. Se vogliamo almeno una possibilità di non essere trascinati nel baratro che Big Tech sta scavando, abbiamo bisogno di una Commissione Europea e di governi nazionali che non si limitino ad assecondare gli interessi USA, e che capiscano che il futuro delle aziende europee non è scimmiottare gli oligopolisti statunitensi.
Non è difficile da capire. Possiamo iniziare il processo per liberarci da Big Tech e salvarci come Unione Europea. Oppure possiamo calare le braghe e lasciare che Big Tech continui a tradurre in fatti la politica che gli Stati Uniti hanno messo per iscritto da anni e anche nell’ultimo documento di sicurezza nazionale: impedire il consolidamento di qualsiasi potere nel blocco eurasiatico con una miscela di pressioni finanziarie, accordi diversificati (il buon vecchio divide et impera) e supporto a formazioni politiche che garantiscano un regime change favorevole agli interessi degli Stati Uniti.
E se qualcuno ancora non crede che Big Tech sia semplicemente il braccio economico della politica imperiale, sentite questa: a una settimana dalle elezioni presidenziali in Brasile, META ha bloccato gli account social di Lula. Dopo qualche giorno li ha riattivati, ma con limitazioni sulle campagne.
Ora se lo facesse Putin o Xi, lo chiameremmo interferenza straniera nelle elezioni di un Paese sovrano, vero? Ecco, però lo fa Zuckerberg per compiacere Trump.
Cosa aspettiamo, che succeda anche qui?
Questo era DataKnightmare. Io sono Walter Vannini, la voce che vi trattiene fino ai titoli di coda è di Alessia Racci Chini.
Per oggi è tutto, alla prossima.
