DK10x24 - Non è colpa dell'IA

Dalla Rivoluzione Industriale in poi, il punto non è mai stato se le macchine possano davvero sostituire i lavoratori, ma chi, con le macchine acquisisce potere contrattuale, e chi lo perde...

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DK10x24 - Non è colpa dell'IA
Photo by Nahrizul Kadri / Unsplash

Ascolta l'episodio su Spreaker.com

O bella, un episodio extra per rimetterci in pari.

Sigla.

Ha fatto un po' di sensazione sul gruppo la storia di quel tizio licenziato perché sostituito dall'Intelligenza Artificiale, perché il tribunale del lavoro di Roma ha dato ragione all'azienda.

Ora, massima solidarietà al lavoratore licenziato, e auguri di dissenteria cronica all'intera classe dirigente dell'azienda. Detto questo, però, non c'è assolutamente niente da stupirsi.

Che differenza c'è fra licenziare qualcuno per "sostituirlo" con un'Intelligenza Artificiale e invece licenziarlo perché si sposta la produzione in Cina, o perché la stessa posizione in outsourcing in India costa la metà?

Quello che voglio dire è che si tratta della stessa idiozia che vediamo succedere da decenni, con risultati eccellenti:

  • la distruzione della classe media,
  • la degradazione continua di prodotti e servizi,
  • la riduzione della politica industriale all'analisi dei risultati trimestrali,
  • e la sostituzione della classe imprenditoriale con una pletora di minus habentes che non riuscirebbero ad avere un'idea se ne andasse della loro vita, ma che sanno recitare la parte.

Chiariamoci: i modelli linguistici non sono in grado di sostituire nessuno, né oggi in cui sono costruiti sulla totalità della reale conoscenza umana né in qualsiasi prevedibile futuro in cui per avere accesso a più dati dovranno ingurgitare anche le proprie stesse allucinazioni.

Quello che succede è semplicemente che quella cosa che chiamiamo "mercato", se lasciato a se stesso, è sempre disposto a sacrificare un po' di qualità pur di avere un costo minore. Questo significa che l'a'Intelligenza Artificiale non può fare il tuo lavoro, ma il tuo capo può essere convinto a licenziarti per far fare all'Intelligenza Artificiale per un costo risibile un lavoro di qualità inferiore, che può vendere allo stesso prezzo. In pochi casi, sarai fortunato se ti riprenderà a partita IVA, a una frazione del tuo stipendio, per mettere una pezza alle cazzate più imperdonabili.

Chi se la racconta che si ritroverà a guadagnare di più per rimettere a posto i disastri dell'Intelligenza Artificiale sceglie di illudersi.

Quello che sta succedendo oggi con la scusa dell'Intelligenza Artificiale è quello che è successo negli ultimi quarant'anni a chiunque abbia provato a fare il cosiddetto "lavoratore della conoscenza".

Il vero problema è che, senza una regolazione feroce, il mercato non paga per la conoscenza, paga per i risultati che si aspetta chi quella conoscenza, non avendola, non è in grado di valutare.

Il cliente medio non ha idea di cosa faccia un medico, o un avvocato, o un informatico; ha solo un'idea di massima dei risultati che può aspettarsi.

Se ogni cliente dice all'informatico che quella certa cosa la sa fare anche suo nipote, e a un prezzo inferiore, l'avvocato e il medico si sentono dire che il cugino ha detto così e internet ha detto cosà.

Il fatto che un laureato in Giurisprudenza o Medicina abbia un lavoro rispettato e ben remunerato, e un laureato in Informatica debba trovarsi a competere con nipoti e indiani, dipende esclusivamente dal fatto che non tutti possono dirsi medico o avvocato, mentre l'ultimo cugino pigiatasti può dire di essere un informatico.

E quello che vale per l'informatico, vale anche per qualsiasi altro lavoratore della conoscenza che non abbia una professione regolamentata, con una valutazione di ammissione e un albo professionale.

Negli ultimi quarant'anni la produttività è cresciuta di continuo e le retribuzioni sono rimaste ferme.
Negli ultimi quarant'anni c'è chi si è arricchito e chi, avendo investito in cultura e professionalità, non riuscirà mai a raggiungere lo standard di vita di suo padre impiegato.

Ogni progresso tecnologico è stato presentato come miglioramento ed elevazione delle condizioni di lavoro, che a volte ci sono stati e a volte no; quello che c'è stato, sempre, inesorabilmente, è la riduzione del costo del lavoro umano, che ha portato ai lavoratori sottocupazione e disoccupazione, e guadagni e potere contrattuale ai datori di lavoro.

L'Intelligenza Artificiale versione modelli linguistici fa eccezione solo per il fatto di essere una tecnologia senza alcun caso d'uso reale o almeno economicamente percorribile, dal momento che i prezzi che si pagano oggi sono forse il 10% di quello che diventeranno nel momento in cui il venture capital vorrà rientrare dei propri investimenti. E nonostante questo, viene egualmente usata come una scusa per lo stesso vecchio gioco: ridurre il costo della manodopera.

La scusa dell'Intelligenza Artificiale è solo l'ultimo passo in una storia che si ripete sempre uguale dalla Rivoluzione Industriale: l'attacco al potere contrattuale dei lavoratori e delle professioni. Questa è solo la nuova stagione.