DK10x17 - AGCOM vs. CloudFlare
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La cosa divertente, quando ci sono dei contrasti legali su questioni cosiddette "tecniche" è che la tecnica c'entra, quasi sempre, pochissimo. Nel senso che i dettagli specifici non sono necessari per capire il nocciolo della questione. Certo, i dettagli permettono qualche volta di capire meglio ma quasi sempre servono a buttare fumo negli occhi.
Sarà capitato a tutti di avere un problema a casa: il riscaldamento fa le bizze, l'acqua al secondo piano arriva solo di notte, la luce salta, Internet va un giorno si e due no. Chiami l'assistenza, il tecnico arriva, dopo averti avvertito che devi pagare l'uscita, e ti sciorina una supercazzola che farebbe piangere di orgoglio il conte Mascetti.
È una litania che invariabilmente tocca argomenti come: occorre cambiare la caldaia appena revisionata, l'impianto idraulico è stato fatto male, ci hanno venduto il modem sbagliato, i cavi sono vecchi, è un problema di centralina.
Quale che sia il contesto specifico, il messaggio della supercazzola è invariabilmente lo stesso: il problema non è come lo vedete voi, ma come ve lo spiega il tecnico.
Quello che sta succedendo fra CloudFlare e AGCOM è più o meno la stessa cosa: AGCOM solleva un problema, e CloudFlare parte con la supercazzola.
Anche qui, lo scopo della supercazzola è stabilire che il problema non è come dice AGCOM, ma come dice CludFlare.
Iniziamo a capire cosa fa CloudFlare. Come quasi tutto nel mondo digitale è una cosa molto semplice spiegata come se fosse la teoria della relatività. CloudFlare è un CDN, un Content Delivery network, una rete per la consegna di contenuti.
Supponete di essere un editore, il vostro business avete in magazzino dei libri da vendere. Il problema è che quando un libro "tira" le librerie vi intasano il centralino di ordini, e il vostro magazzino centrale non ce la fa a stare dietro a tutte le consegne.
CloudFlare è il vostro distributore. Viene a ritirare le copie a scadenza fisse, distribuisce i libri fra i suoi magazzini regionali, e poi sono i magazzini regionali a occuparsi delle singole librerie.
Tutto qui. I problemi digitali che non hanno un corrispondente nel mondo reale sono pochi, e soprattutto non fanno mai notizia.
Ora, nella nostra analogia AGCOM si occupa di garantire che certi libri (nella fattispecie, i siti pirata delle partite di calcio) non raggiungano le librerie perché la legge ne impedisce la vendita. Siccome CloudFlare è uno dei distributori più grandi, a febbraio AGCOM dà a CloudFlare una lista di titoli da non distribuire (cioè di siti pirata da non distribuire).
E qui comincia il problema. Perché CloudFlare dice che se deve occuparsi di controllare quali titoli sono da distribuire e quali no, si rallentano tutte le consegne.
Allora a fine dicembre AGCOM, vedendo che CloudFlare non muove un dito, le fa una multa da 14 milioni di euro.
A questo punto il CEO di CloudFlare se ne esce dicendo che AGCOM sta facendo della censura, e che CloudFlare è a favore della libertà di parola, e che AGOM non ha il diritto di decidere quali libri si possono vendere e quali no (fuor di metafora, quali contenuti possono viaggiare in rete e quali no), e se AGCOM insiste CloudFlare potrebbe anche lasciare l'Italia e mandare a monte i contratti per la distribuzione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Mettiamo per un attimo da parte il disamore per AGCOM e ragioniamo. Dove abbiamo già sentito un discorso del genere? Ma certo, dal generalissimo El Zucko e da quell'altro con la faccia meno sveglia, Elon Musk. El Zucko voleva chiudere Facebook, WhatsApp e Instagram in Europa pur di non adempiere ai propri obblighi di legge; e Musk voleva fare lo stesso con Twitter/X.
Né l'uno né l'altro hanno fatto niente a parte parlare al vento. Perché sanno benissimo due cose: primo, l'Europa è un mercato grande e ricco. Secondo, se chiudono loro, qualcun altro riempie immediatamente il vuoto che lasciano.
La stessa cosa vale per CloduFlare. Vada pure. Il suo lavoro, incluso per le Olimpiadi, lo può fare Akamai, o la stessa Telecomitalia.
Ora, qui la cosa importante è ignorare la legittima antipatia per AGCOM e capire veramente da che parte sta la ragione.
AGCOM è una agenzia governativa incaricata di applicare una legge. Possiamo discutere se la legge (il Piracy Shield) sia giusta, se sia equa, perfino se abbia senso. Ma è la legge.
Quando c'e il limite a 50km/h, tu vai a settanta, e la Stradale ti ferma, puoi sbraitare quanto vuoi che la strada e libera, che ci sono quattro corsie e che il divieto non ha senso: il divieto c'è, e la multa la paghi.
Lo stesso vale per CloudFlare. Io personalmente non sono a favore del Piracy Shield, penso che sia pensato male, realizzato peggio, e credo che l'intero sistema dei diritti digitali sia gestito nel peggior modo possibile.
Ma c'è una legge, e giusta o sbagliata è una legge, e nessun CEO può pensare di essere al disopra. Non Zucko, non Musk, e non il CEO di CloudFlare.
Seconda cosa. Questa idea che nessuno abbia giurisdizione su Internet è affascinante, se vivete nel 1996. Gia se vivete nel 2000 potete vedere che è un trucco per non pagare dazio, letteralmente. L'idea della extraterritorialità di Internet, fin dalla sua concezione, è stata la comoda scusa per permettere alle startup statunitensi del digitale di diventare i leviatani che sono oggi. Io lo so perché c'ero.
Io sono della generazione che ci ha creduto, a Internet come nuova frontiera, al ciberspazio come territorio libero:
Governi del mondo industrializzato, voi stanchi giganti di carne e acciaio, io vengo dal cyberspazio, la nuova dimora della Mente. In nome del futuro, chiedo a voi del passato di lasciarci in pace. Non siete i benvenuti tra noi. Non avete alcuna sovranità dove noi ci riuniamo.
Queste, del 1996, erano le parole di John Perry Barlow, fondatore della Electronic Frontier Foundation, poeta, saggista, uno che ha scritto canzoni per i Grateful Dead, che è stato uno fra i primi ciberlibertari, e nel 1996 ha scritto la "Dichiarazione di Indipendenza del Ciberspazio" che ha illuso la mia generazione.
Allora molti di noi erano giovani, quasi tutti eravamo sognatori, ed eravamo tutti, senza eccezione, molto ma molto ignoranti: altrimenti avremmo capito che più delle belle parole della dichiarazione, valeva il luogo ed il momento in cui era stata scritta: Davos, Svizzera, durante il Forum Economico Mondiale. Non esattamente un ritrovo di antagonisti.
Come tutte le utopie, anche il Ciberspazio, anche Internet non sono sopravvissuti allo scontro con la realtà. Se per noi, sognatori ignoranti, niente Stati e niente leggi voleva dire abbastanza spazio per tutte le idee, la realtà era che senza regole il più grosso lo spazio se lo prendeva tutto. E il più grosso non era mai il migliore, ma solo quello più scaltro, più ricco, o con i migliori appoggi politici a casa propria, con buona pace dell'extraterritorialità.
Il caso CloudFlare non è altro che il tentativo del tizio di turno di agganciarsi all'ideologia che ci ha dato Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jeff Bezos, Tim Cook, Sam Altman, Satya Nadella, e tutto il cucuzzaro dei techbro, gli oligarchi del digitale che hanno portato al potere Trump e ora ne sono il braccio armato economico.
Alla fine di tutto la questione CloudFlare è di una banalità sconcertante. Da un lato c'è una legge di uno Stato sovrano. Dall'altro c'è un riccastro che si dichiara al disopra della legge perché lui è un americano. Perché quello è il punto: se sei un americano ricco, per te tutto il mondo è libero mercato. Se invece sei un'azienda come TikTok che gli americani non riescono a superare, allora sei una minaccia alla loro sicurezza nazionale e le tue attività negli USA devono essere vendute ad americani di provata fede governativa. Libero mercato per me, regolamentazione per te, questa è l'American Way.
In Europa, le cose funzionano ancora diversamente, e per fortuna, dico io. L'ironia' è che l"Europa ci crede ancora, al libero mercato (a volte perfino troppo, come quando abbiamo lasciato che Microsoft comprasse Nokia), ma con una differenza sostanziale rispetto agli americani: il Europa il libero mercato è tale solo se è equo, solo se la concorrenza e le regole sono garantite per tutti dalla legge, mentre per gli americani le regole le riscrive il più grosso e il libero mercato finisce quando qualcuno gli fa concorrenza. Concorrenza senza pietà per i piccoli, sussidi e appoggi del governo per i grandi.
Quello che il CEO di CloudFlare vuole, al di là della retorica, è di potere continuare a perseguire i propri profitti infischiandosene delle leggi, come fanno tutte le Big Tech che, cosi facendo, sono cresciute fino a superare in ricchezza intere nazioni del primo mondo. Non c'entra la censura, e ancor meno c'entra la libertà di parola. Quelle sono stupidaggini che può dire un Musk qualsiasi quando non ha argomenti.
In questo caso c'è solo la legge, e qualcuno che si rifiuta di seguirla. Una multa è, francamente, il minimo.